Erogazione mutui, – 25,29% nell’ultimo trimestre 2011

Acquistare la prima casa per gli italiani non è mai stato così difficile. E sia che ci si affidi ad una banca tradizionale o che si scelga di optare per i mutui online le probabilità si ricevere una risposta negativa sono sempre più alte.

A confermare questo trend il bollettino statistico di aprile della Banca d’Italia che ha reso noti i dati relativi al quarto trimestre del 2011. I numeri parlano chiaro: nell’ultimo periodo dello scorso anno le famiglie italiane hanno ottenuto solo 11.114,16 milioni di euro, poiché l’erogazione di mutui per l’acquisto della prima casa è diminuita del 25,29%. Se si guarda allo stesso periodo dell’anno precedente l’importo finanziato ha subito un ribasso di ben 3.761,81 milioni. Ad incidere sul caso la diminuzione delle sostituzioni e delle surroghe. Secondo l’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa tali operazioni nell’ultimo trimestre del 2011 hanno rappresentato l’1,5% del totale contro circa il 10% dell’anno prima.

Il crollo dell’erogazione dei mutui non dipende solo dalla maggiore rigidità degli istituti di credito. Un ulteriore dato emerso conferma infatti che a diminuire sono anche le richieste degli italiani. Secondo il sistema Eurisc di Crif nel 2011 le famiglie italiane hanno fatto registrare una contrazione delle richieste di mutui del 19%. E dalle stime per il futuro la situazione non sembra migliorare.

Carte di credito: in Italia 1,61 per abitante, in Giappone 12

Poco più di una carta di credito e mezza per gli italiani, addirittura 12 per i giapponesi. Questi i dati emersi dall’ultima indagine di CPP Italia, filiale della compagnia inglese leader nella protezione di carte di credito, che ha esaminato la situazione di 40 Paesi nel mondo.

L’indagine ha evidenziato come lo sviluppo delle carte di credito sia legato allo sviluppo dei Paesi. Se si considera, infatti, il biennio 2008-2010 le percentuali maggiori di carte di credito riguardano quegli Stati che negli ultimi anni hanno avuto una crescita consistente anche sotto il profilo del Pil. Tra queste il primato spetta all’India con un incremento del 50%; seguono la Cina con il 34%, il Brasile con il 22%, la Russia con il 21% e il Messico con il 18,7%. Se si guarda all’Europa il Paese che ha segnato l’incremento maggiore è il Lussemburgo, che può vantare un +38,3%. I cali maggiori riguardano invece la Spagna con il -7,3%, la Grecia a -6,6% e il Portogallo a -4,5%. E l’Italia? Secondo questa classifica il nostro Paese occupa il 23° posto nonostante la diffusione del conto on line e la facilità di operare anche sul web con il pagamento virtuale proprio grazie all’uso delle carte di credito. Solo 1,61 plastic cards per abitante, contro ad esempio le 3,36 del Lussemburdo, le 3,22 della Gran Bretagna e le 2,58 della Svezia.

“Anche a causa della crisi economica – spiega Walter Bruschi, amministratore delegato di CPP Italia – è in atto nel nostro una riduzione del numero delle carte di credito classiche (ma non delle carte di debito – bancomat) anche se contemporaneamente sono aumentate le transazioni e il loro controvalore medio. Un trend confermato nel 2011 e che ipotizziamo proseguirà nel 2012 anche per effetto delle disposizioni antievasione del nostro Governo che incoraggiano l’uso della moneta elettronica”.

Visco: le banche italiane sono in buona forma

Chi possiede un conto corrente, un conto deposito, un mutuo o altri prodotti finanziari presso un istituto di credito italiano può forse tirare un sospiro di sollievo. Le banche sembrano godere infatti di ottima salute.

Un quadro difficile da immaginare data la crescente difficoltà delle imprese ad ottenere credito, che viene però confermato dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco che in merito alla situazione delle banche in Italia ha rilasciato un’intervista al noto quotidiano spagnolo El Pais. “Le banche italiane – ha dichiarato Visco – hanno superato la crisi finanziaria del 2008-2009 senza difficoltà e senza aiuti da parte dello Stato. Successivamente hanno incrementato il proprio portafoglio di titoli e poi è scoppiata la crisi dei debiti sovrani, che si è andata ad aggiungere al crollo delle entrate dovuto alla retrocessione dell’economia; ma non ci sono stati salvataggi”. Nessun salvataggio, ma un consistente aiuto economico da parte della Banca centrale europea, attraverso i prestiti a tre anni e a tasso di favore che “hanno aiutato i grandi istituti europei”.

Nel corso dell’intervista Visco interviene inoltre su un punto focale, più volte messo in discussione. “Le banche – ha infatti precisato – dovrebbero finanziare i settori economici più redditizi invece di finanziare unicamente i governi. I governi sono relativamente al sicuro”.

Conti correnti, in Italia i più cari d’Europa

I costi sostenuti da chi possiede un conto corrente in Italia variano se si prendono in considerazione i dati resi noti da Abi, Bankitalia e Commissione europea. Su un dato però sono tutti d’accordo: i conti correnti italiani sono i più cari d’Europa.

I dati dell’Abi. Secondo quanto affermato dall’Associazione bancaria italiana nel settembre 2011 i costi medi di un conto corrente in Italia si sono attestati sui 111 euro, tre in meno se si considerano i dati dell’anno precedente, quando se ne spendevano 114. Una diminuzione di poco valore, specie se si valuta il costo aggiuntivo di 34,20 euro per l’imposta di bollo. Ma questi costi possono subire delle variazioni, spesso al rialzo. Chi usa maggiormente lo sportello bancario spende in media 122 euro; chi preferisce operare con il conto on line 100 euro. In entrambi i casi bolli esclusi.

I dati di Bankitalia. Simili i dati forniti da Bankitalia, che parlano di costi medi pari a 110 euro. In questo caso la media emerge dai costi sostenuti dai sei profili di clienti, secondo l’Indicatore sintetico di costi. In particolare si guarda a giovani, famiglie con operatività bassa, media ed elevata, pensionati con operatività bassa e media.

I dati della Commissione europea. Di tutt’altro parere la commissione europea, secondo la quale i costi medi di un conto corrente in Italia nel 2010 si attestavano sui 295,66 euro, più del doppio della media europea di 114 euro. A tal proposito l’Antritrust ha aperto lo scorso anno un’indagine al fine di “comprendere come mai nonostante un assetto del sistema profondamente modificato, i prezzi e la trasparenza continuino a segnalare un confronto competitivo ancora debole”.

Semplificazione fiscale, la patrimoniale colpisce anche i conti deposito

Chi possiede un conto deposito fino ad oggi non era stato intaccato dalle conseguenze della semplificazione fiscale. Ma le cose stanno per cambiare, a causa delle modifiche alla mini-patrimoniale introdotta un paio di mesi fa con il decreto salva-Italia.

Il provvedimento sulla semplificazione fiscale contiene infatti una novità importante. La normativa precedente prevedeva che l’imposta di 34,20 euro venisse pagata solo dalle persone fisiche e solo se il conto era attivo con un saldo medio annuo di 5 mila euro. Adesso, invece, il bollo proporzionale dell’1 per mille per il 2012 viene esteso anche ai conti deposito bancari e postali. E nel 2013 l’importo salirà all’1,5 per mille. I fondi pensione e i fondi sanitari rimangono invece ancora esclusi dal provvedimento. L’imposta di bollo minima da pagare è di 34,20 euro annui e per il 2012 l’imposta massima è di 1.200 euro.

Adesso la domanda principale riguarda il modo in cui le banche applicheranno la nuova disciplina. Le possibilità sono sostanzialmente due: applicare l’imposta di bollo a tutti i conti deposito oppure solo a quelli attivati dopo l’entrata in vigore del nuovo provvedimento. Ma potrebbe essere applicata una terza opzione. Le banche potrebbero scegliere di pagare il bollo al posto dei loro clienti, o almeno di quelli che all’interno dei loro conti hanno cifre consistenti.